DEPRESSIONE, COME PUOI PREVENIRLA? CON LA CONSAPEVOLEZZA DELLE EMOZIONI

Mi capita spesso di incontrare persone la cui causa di depressione è una mancanza di consapevolezza delle emozioni che prova, che li ha sempre caratterizzati. Queste persone, generalmente, non sono coscienti delle proprie emozioni o sensazioni se non quando l’intensità è elevata. Percepiscono delle generiche sensazioni di disagio e malessere che solitamente cercano di allontanare o minimizzare o non considerare. La scarsa consapevolezza emotiva e l’atteggiamento di evitamento sono due delle cause principali di molti disturbi psicologici fra cui la depressione.
COSA SONO LE EMOZIONI?
Ci sono diverse teorie che spiegano le emozioni in modo differente.

  • C’è chi sostiene la presenza di una base biologica:  tutti provano determinate emozioni e le esprimono allo stesso modo indipendentemente dalla cultura di appartenenza. Altri sostengono l’importanza della cultura e della società: da differenti ricerche scientifiche emerge la diversità di emozioni e del modo di esprimerle.
  • In genere, possiamo considerare le emozioni delle risposte psicofisiche positive o negative ad uno stimolo interno o esterno. Reazione Psicofisica significa che sono implicati sia la mente che il corpo. Di solito, si pensa che le emozioni siano qualcosa di irrazionale, incontrollato, imprevedibile tant’è che a volte ci si sente sopraffatti e le si vive passivamente pensando di non poterle gestire, di non poterci fare nulla. Pensiamo ad esempio a quando ti senti giù di morale oppure euforico ma senza comprendere appieno il motivo.
  • Le emozioni non sono qualcosa di genetico come, ad esempio, il colore degli occhi o dei capelli, sono fenomeni sociali perché?
    •implicano sempre altre persone, sia presenti fisicamente che rappresentate mentalmente, dipendono anche dalla persona verso cui si prova quell’emozione (es: affetto per un amico o parente, rabbia verso sconosciuto o familiare), hanno origine dai discorsi con gli altri.
    • sono influenzate dall’ambiente sociale (per es. a lavoro solitamente si cerca di esprimere il proprio disappunto e la propria rabbia in modo più “controllato” rispetto a quando si è in famiglia o con gli amici)
    • sono un rapido sistema di comunicazione e servono per valutare l’adeguatezza o meno del proprio comportamento in base alle risposte e alle aspettative altrui (per es.se mi arrabbio ad una cena di lavoro importante, i colleghi potrebbero allontanarsi lasciandomi solo)
  • Le nostre emozioni sono costantemente con noi ma troppo raramente noi siamo con loro. Al contrario, spesso, ne acquisiamo consapevolezza solo quando montano e traboccano. A volte ci capita anche di controllarle eccessivamente, di innalzare un muro interiore che protegge dal dolore ma priva di vitalità e nega la gioia. Favorire la conoscenza delle nostre sensazioni, delle emozioni, dei sentimenti è una grande risorsa personale e interpersonale per migliorare la nostra qualità di vita e per goderci pienamente le opportunità che ci vengono offerte.

COMPONENTI DELLE EMOZIONI
Le emozioni hanno diverse componenti:
1. Componente culturale: l’espressione delle emozioni dipende anche dal contesto culturale e cambia in base alle modificazioni storiche e culturali. Ad esempio il termine “pietas” nella Roma antica indicava una qualità di un grande uomo, ora ha un significato sociale molto ridotto. In Giappone è promosso “amae”= dipendenza nei confronti di altre persone, l’appartenenza ad un gruppo, a Bali ai bambini viene insegnato a non litigare mai, in un arcipelago indonesiano, i Toraja, sostengono che l’espressione delle emozioni porti ad ammalarsi perchè la loro manifestazione toglie energia vitale.
2. Componente cognitiva: sono influenzate dai pensieri che abbiamo rispetto ad una situazione. Per esempio ci sono due persone in fila dal panettiere, ne arriva una terza che passa davanti a tutti. Una pensa “che maleducato, come si permette? Chi si crede di essere?”. L’altro pensa “adesso arriverò in ritardo in ufficio e il mio capo si arrabbierà così non potrò chiedergli il permesso di uscire prima e dovrò disdire l’appuntamento col medico…”. Cosa provano queste persone? La prima rabbia e la seconda ansia.
Quindi ciò che proviamo dipende da ciò che pensiamo, da come interpretiamo una situazione e, a loro volta, i nostri pensieri sono influenzati dalle nostre emozioni. Questo processo innesca un circolo vizioso che, se prolungato nel tempo, può creare situazioni di disagio e malessere.
3. Componente comportamentale: le emozioni influenzano i nostri comportamenti, per esempio se proviamo paura scappiamo, se siamo arrabbiati ci difendiamo, se siamo tristi ci chiudiamo in noi stessi.
4. Componente fisiologica: le emozioni hanno dei correlati fisici (per esempio l’ansia provoca un aumento del battito cardiaco, della pressione arteriosa, sudorazione). Le emozioni, se protratte per molto tempo, in virtù dei cambiamenti fisiologici che producono alterano il sistema immunitario e possono concorre allo sviluppo di malattie psicofisiche come gastrite, ulcera, emicrania, allergie, psoriasi….
5. Componente “identitaria”: il modo in cui viviamo, esprimiamo e gestiamo le emozioni dipende anche dalla nostra storia familiare, educativa e dagli eventi di vita vissuti.

A COSA SERVONO LE EMOZIONI
Le emozioni ci guidano nei rapporti con gli altri e permettono di autoconservarci e di salvaguardare la nostra specie.
Per esempio:

  • La paura ci avverte della presenza di un pericolo e ci aiuta ad affrontarlo, senza quest’emozione ci impiegheremmo molto tempo per valutare se una situazione è pericolosa o meno. Grazie all’attivazione fisiologica infatti i sensi vengono amplificati per recepire anche piccoli cambiamenti dell’ambiente, le pupille si dilatano per accogliere più luce, il respiro aumenta, il sangue viene più diretto ai muscoli, per sentire meno fatica aumentano battito cardiaco, pressione arteriosa e quantità di sangue pompata dal cuore ad ogni battito.
    • La tristezza sorge in seguito a una separazione o una perdita. Tutti noi abbiamo sperimentato una perdita e sappiamo che in quella situazione tendiamo a isolarci, ritirarci dal mondo, siamo privi di energia, senza voglia di far niente. Ma tutto ciò ha un’utilità perché dopo una perdita non saremmo in grado di affrontare il mondo e i pericoli, saremmo quindi più vulnerabili, ci serve un periodo di quiete per elaborare il lutto e riadattarci alla nuova situazione per ricominciare. Altre funzioni della tristezza sono: riflettere sui propri comportamenti che possono aver portato, per esempio, all’interruzione della relazione, proteggere dall’aggressività altrui (il volto triste ha i tratti della persona sconfitta) e sollecitare la simpatia e comportamenti di accudimento degli altri, quindi è uno strumento di coesione sociale in situazioni di disagio e difficoltà.
  • La rabbia insorge quando qualcuno o qualcosa si frappone tra noi e un nostro scopo che quindi non riusciamo a raggiungere (es. ci rubano il parcheggio). Segnala che qualcosa non va e ci permette di difenderci dai soprusi e dalle prevaricazioni. L’energia mobilitata ci solleva dal timore e dal senso di impotenza ed è grazie alla collera che riusciamo a prendere di petto le situazioni e a cambiarle, ci aiuta inoltre a concentrare l’attenzione sui problemi da risolvere. Senza la rabbia, saremmo continuamente maltrattati.Se impariamo ad essere consapevoli dei nostri stati emotivi, impariamo a capire cosa ci succede in una certa situazione quindi possiamo decidere come rispondere piuttosto che reagire automaticamente e impulsivamente ad uno stato emotivo soverchiante e spesso confuso.
    Comunicano velocemente agli altri informazioni riguardo il nostro stato, le nostre intenzioni o la nostra prontezza ad agire, soprattutto attraverso le espressioni del viso. Nonostante spesso si cerchi di mascherare le nostre emozioni, il nostro corpo parla anche se non lo vogliamo e se siamo attenti osservatori possiamo cogliere molto dall’altro guardando ad esempio il suo comportamento non verbale.

PERCHÉ’ E’ IMPORTANTE ESSERE CONSAPEVOLI DELLE PROPRIE EMOZIONI PER PREVENIRE LA DEPRESSIONE?
Molto spesso la depressione è causata anche dall’inconsapevolezza, dalla negazione e dalla mancata considerazione per molto tempo di vari stati d’animo. Nella mia esperienza di frequente incontro persone che per anni è come se fossero state “anestetizzate” emotivamente oppure, al contrario, hanno affrontato gli eventi della vita impegnandosi strenuamente ad evitare di entrare in contatto con le proprie emozioni. Entrambi gli atteggiamenti implicano una mancanza di consapevolezza delle sensazioni emotive quindi l’impossibilità di capirne le cause, di legittimarle e infine di gestirle. Questo processo porta ad un accumulo e sovraccarico emotivo che, col tempo, sfocia in un profondo malessere difficilmente comprensibile, contenibile e affrontabile.
Spesso mi capita di incontrare persone che affrontano i propri stati d’animo negativi minimizzandoli, giudicandoli sbagliati oppure distraendosi, svolgendo delle attività pensando che così le emozioni negative finiscano. Nel breve termine possono anche avere ragione, può sembrare che il tumulto emotivo sia passato senza lasciare strascichi salvo poi, col tempo, cominciare a soffrire di qualche disturbo fisico (per esempio: mal di testa, mal di stomaco, contrazioni muscolari) o avere qualche disturbo del sonno o dell’appetito, qualche difficoltà di concentrazione e memoria così come delle reazioni emotive esagerate rispetto alla situazione per una difficoltà crescente a gestire le proprie sensazioni.
Questi sintomi non sono altro che le conseguenze della tendenza ad ignorare per diverso tempo le proprie emozioni, a non legittimare ciò che si prova, magari perché fa paura, perché si è imparato dalla propria famiglia che è sbagliato provare una certa emozione o esprimerla, perché si pensa di non essere in grado di tollerare e contenere quell’emozione.
Ricorda che l’evitamento, l’inconsapevolezza e il giudizio negativo rispetto a ciò che provi sono i principali fattori di rischio per sviluppare uno stato di malessere, in particolar modo un disturbo depressivo. E’ importante quindi che ogni volta che provi un’emozione innanzitutto la legittimi senza giudicarti per ciò che senti perché ogni emozione ha un senso e un motivo, l’emozione ti sta dicendo qualcosa rispetto ad una determinata situazione quindi ascolta il suo messaggio. Poi accettala anche se è dolorosa, fastidiosa e spiacevole, prova ad accoglierla come fai per le emozioni e situazioni positive. La legittimazione e l’accoglienza ti danno modo di vivere l’emozione nel momento in cui la provi quindi, seguendo un decorso fisiologico, col tempo si attenuerà e diventerà più gestibile. Se affronti ogni emozione negativa nel momento in cui la percepisci, impari anche a sviluppare delle competenze emotive e degli strumenti che ti saranno utili per gestire la prossima emozione. Questo aumenta il senso di autoefficacia perché ti senti in grado di affrontare una sensazione negativa quindi non ne hai paura, non ne sei spaventato o sopraffatto. Tutto ciò ti rende più libero di rispondere alla situazione perché non reagisci automaticamente con l’evitamento o la minimizzazione ma scegli più consapevolmente come comportarti.