Depressione: a cosa credere e a cosa non credere

Pregiudizi sulla Depressione

Secondo i dati riportati dalla letteratura scientifica la depressione è il disturbo mentale più diffuso al mondo. L’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha dichiarato che i casi di depressione sono aumentati del 20% tra il 2005 e il 2015, per un totale di 322 milioni di persone colpite in tutto il mondo. I disturbi depressivi interessano circa il 4,4% della popolazione mondiale, con un impatto maggiore sulla popolazione femminile, pari al 5,1%.

Inoltre, la depressione è stata dichiarata come prima causa al mondo di disabilità, con un’influenza non da poco a livello sociale ed economico.

Nonostante si tratti di una condizione così comune e diffusa la depressione viene spesso stigmatizzata da gran parte delle persone, un po’ come spesso accade anche come altre patologie di interesse psichiatrico.

Ritengo quindi che dare spazio ad alcuni luoghi comuni sulla depressione possa essere utile per comprendere ancora meglio questo disturbo.

 

Essere depresso è la stessa cosa di essere triste

Depressione e tristezza non sono sinonimi. Purtroppo si ritrova in molte persone il pensiero che la condizione depressiva sia caratterizzata esclusivamente da uno stato di tristezza temporanea. In realtà i disturbi depressivi hanno un ampio spettro di manifestazioni sintomatologiche ben precise, che coinvolgono non solo la sfera emotiva, ma anche quella cognitiva, comportamentale e fisica. Puoi approfondire leggendo l’articolo a questo link.

Ad oggi ancora si fa fatica a parlare di depressione o comunque si tende, per vergogna a non parlarne, ad evitare il confronto o addirittura evitare di chiedere aiuto a specialisti nel settore. Soffrire di depressione è una condizione clinica, che come tale dev’essere trattata. Non significa essere pazzi o essere andati fuori di testa, né tantomeno “essere depressi” vuol dire solo “sentirsi un po’ giù di morale”. E’ importante riconoscere la condizione e il disagio che si sta vivendo per poter intervenire nel migliore dei modi e in tempi piuttosto rapidi.

 

Chi soffre di depressione è un debole

Si riscontra spesso nelle persone questa convinzione. E non solo in chi soffre di depressione, ma purtroppo spesso anche in chi dovrebbe sostenere un proprio familiare o amico o partner che soffre di questa patologia. Tante volte per questo modo erroneo di pensare tante persone scelgono di soffrire in silenzio e non chiedono aiuto o fanno molta fatica ad affidarsi a professionisti della salute mentale. La depressione è un disturbo clinico che si manifesta sul piano biologico, psicologico e sociale. Nessuno sceglie di diventare depresso. Dimostra grande coraggio chi si sente veramente provato da questo stato e, ogni giorno, si sforza per cercare di superarla. Il primo passo per aderire bene ad un percorso psicoterapeutico e di cura è la propria consapevolezza, il riconoscere di non sforzarsi a tutti i costi a farcela da solo, ma chiedere un aiuto specialistico e mirato.

 

Te lo sei cercato. Sta tutto nella tua testa!

La sintomatologia della depressione non si esprime solo a livello emotivo o cognitivo (delle capacità di memoria, attenzione, concentrazione, ragionamento, ecc.), ma è anche associata a disturbi di tipo “biologico”, come provare forte stanchezza, avere difficoltà nel sonno, fare fatica a concentrarsi, sperimentare cambiamenti insoliti dell’appetito, dolori muscolari oppure provare a sentirsi rallentati a livello psicomotorio. I segnali fisici della condizione depressiva non devono essere trascurati e devono essere trattati adeguatamente durante il percorso terapeutico di guarigione di ogni persona.

Il trattamento cognitivo comportamentale della depressione è strutturato per agire sui diversi fronti della patologia depressiva, affrontando sia la parte emotiva, che quella cognitiva e comportamentale.

 

La depressione è sempre causata da eventi di vita traumatici importanti

La letteratura scientifica ha rilevato che ci sono alcune circostanze di vita fisiologiche (life events o eventi di vita) a cui tutti andiamo incontro che possono scatenare forti momenti di stress per la persona. Alcuni esempi possono essere il cambiamento di casa, il matrimonio, la nascita di un figlio, una promozione sul lavoro, un figlio che lascia casa oppure anche negativi come la perdita di una persona cara, licenziamenti o difficoltà lavorative. Non necessariamente tutte le persone che attraversano questi momenti di vita particolari vanno incontro a manifestare dei disturbi depressivi. In tal senso è opportuno che un clinico assieme alla persona verifichi durata e intensità dei sintomi, come aspetto distintivo della condizione depressiva. Inoltre, un’accurata valutazione psicologica e clinica può aiutare anche a chiarire quale metodo psicoterapeutico possa essere il più indicato per la persona che lo richiede, il suo problema e le sue esigenze.

 

Gli antidepressivi sono la soluzione

Il disturbo depressivo si manifesta in modo diverso in ogni persona. E’ una condizione complessa, che può avere diverse cause. La terapia farmacologica con antidepressivi è un trattamento comunemente prescritto dai medici che lo ritengono opportuno, ma non è il trattamento d’elezione. La letteratura scientifica e le Linee Guida NICE (sono tra le Linee Guida più autorevoli nel campo della letteratura scientifica e della salute mentale) riportano che il trattamento d’elezione è sempre un trattamento psicoterapeutico, ad orientamento cognitivo comportamentale, ed eventualmente a seconda delle forme di depressione associato ad un trattamento farmacologico. Il trattamento farmacologico non viene indicato per le forme depressive lievi, per cui invece è trattamento d’elezione un percorso psicoterapeutico strutturato secondo i parametri dell’orientamento cognitivo comportamentale, che possa aiutare la persona a diventare maggiormente consapevole dei propri pensieri, emozioni e comportamenti, oltre a gestire gli stati di stress e di tensione che impattano sulla vulnerabilità individuale.

 

Se inizi a prendere i farmaci li prenderai per tutta la vita o diventerai dipendente dai farmaci!

Gli antidepressivi sono farmaci che intervengono in modo specifico per gestire alcuni effetti della sintomatologia depressiva. I loro effetti terapeutici agiscono sulla modulazione di alcune molecole presenti nel cervello che si chiamano neurotrasmettitori (serotonina, noradrenalina, dopamina) e che sono implicate nelle manifestazioni depressive.

Come già spiegato al punto 5) il trattamento farmacologico non è indicato per tutte le persone e un’accurata valutazione medica e psicologica può essere utile proprio per inquadrare meglio la situazione nella sua complessità e valutare se inserire un aiuto farmacologico oppure no.

Il trattamento farmacologico del disturbo depressivo dev’essere personalizzato e calibrato sulla persona e sulle sue esigenze e peculiarità. Ad alcune persone è indicato un breve periodo di terapia farmacologica, ad altre un periodo più lungo, ad altre ancora non viene nemmeno indicato.

I farmaci antidepressivi non provocano dipendenza, a differenza degli ansiolitici.

La riduzione della terapia dev’essere effettuato sotto controllo medico e in modo graduale, così da monitorare gli effetti dell’astinenza o eventuali effetti collaterali. Fondamentale risulta essere la collaborazione tra medico e paziente e anche con i vari professionisti, come ad esempio lo psicologo o lo psicoterapeuta, coinvolti nel processo di cura della persona stessa.

 

Parlarne non aiuta, anzi peggiora la situazione

Tra le persone in generale si nota un po’ di imbarazzo o di disagio a parlare di depressione. Forse a volte se ne parla anche poco o addirittura male, senza dare spunti adeguati e corretti. Sia chiaro che la depressione, essendo un disturbo, non se ne va magicamente o con la sola forza di volontà.  La depressione colpisce persone di tutte le età, provenienti da ogni ceto sociale e di tutti i Paesi. Non guarda in faccia nessuno. Lo stato depressivo provoca disagio psicologico significativo e influisce sulla capacità di eseguire i compiti della vita quotidiana a volte con conseguenze disastrose nei rapporti con le altre persone.

Non possiamo aspettarci che una persona con depressione guarisca da sola, anche perché così sarebbe più a rischio ricadute. Anche se è difficile è importante abbandonare l’etichetta e lo stigma associato a questa malattia e iniziare a prendersi cura di sé nel modo più adeguato possibile, rivolgendosi a specialisti della salute mentale, partecipando in modo attivo e responsabile al proprio percorso di cura.