ALTRI TRATTAMENTI

EMDR


L’EMDR (eye movement desensitization and reprocessing = desensibilizzazione e rielaborazione attraverso movimenti oculari) è un trattamento psicoterapeutico indicato per la cura di diverse psicopatologie e problemi legati sia ad eventi traumatici che ad esperienze più comuni ma emotivamente stressanti.

E’ scientificamente comprovato da più di 20 studi e documentato in centinaia di pubblicazioni che ne riportano l’efficacia nel trattamento di numerose psicopatologie inclusi la depressione, l’ansia, le fobie, il lutto acuto, i sintomi somatici e le dipendenze.


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L’EMDR è basato sul Modello dell’Elaborazione Adattiva dell’Informazione (AIP) secondo cui tutti gli esseri umani hanno un sistema fisiologico di elaborazione delle proprie esperienze e di conservazione dei relativi ricordi in una forma accessibile e funzionale. Il modello teorico dell’EMDR ritiene che le esperienze traumatiche e/o altamente stressanti possano essere memorizzate come ricordi in modo disfunzionale, a causa dell’impatto emotivo al momento dell’esperienza. Il trattamento con EMDR, attraverso una stimolazione bilaterale dell’emisfero destro e sinistro del nostro cervello, permette di elaborare queste esperienze negative e, di conseguenza, di alleviare i sintomi di molti disturbi clinici.

Il DSM V (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali) individua fra i fattori di rischio e predisponenti per i disturbi depressivi: le esperienze infantili negative (per esempio: bullismo, esperienze di umiliazione…), la separazione o perdita dei genitori e i problemi nella relazione di attaccamento con i genitori (per esempio: trascuratezza emotiva, eccessive responsabilità in età prematura...). Inoltre, la letteratura sull’argomento, sottolinea che la depressione è il disturbo che più comunemente si riscontra associato ad eventi traumatici; per questo motivo la terapia Cognitivo Comportamentale e l’EMDR possono rivelarsi dei trattamenti estremamente efficaci per la cura dei disturbi depressivi.

ACT (ACCEPTANCE AND COMMITMENT THERAPY)


L’ACT (si pronuncia come un’unica parola, non tre lettere distinte) è una terapia cognitivo-comportamentale di “terza generazione”. Si basa su una teoria scientifica del linguaggio e della cognizione umani chiamata Relational Frame Theory, una teoria i cui principi sono confermati da più di centocinquanta articoli scientifici.

Uno dei messaggi fondamentali dell’ACT è accettare (acceptance) ciò che è fuori dal proprio controllo personale e il dolore che la vita porta inevitabilmente e impegnarsi (commitment) ad intraprendere azioni che arricchiscano la propria vita partendo dai propri valori personali.


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L’ACT permette di:

  • sviluppare, attraverso le abilità di mindfulness, una maggior consapevolezza della propria esperienza interiore, ovvero dei propri sentimenti, pensieri e sensazioni fisiche, in modo da relazionarsi alla sofferenza in modo differente: non cercando di contrastarla, allontanarla o evitarla ma, al contrario, accettandola con un atteggiamento di curiosità e apertura;
  • chiarire ciò che è veramente importante e significativo per sè, cioè quali sono i valori fondamentali e usare tali conoscenze per stabilire nuovi obiettivi e intraprendere azioni che arricchiscano la propria vita.

Quindi, in parole semplici, lo scopo dell’ACT è quello di creare una vita ricca, piena e significativa mentre si accettano la sofferenza e il malessere che, inevitabilmente, accompagnano alcuni periodi della vita.

Per questi motivi, i principi dell’ACT possono essere utili per il trattamento dei disturbi depressivi: per attivare i processi di flessibilità psicologica che possono aiutare ad alleviare la sofferenza dei pazienti attraverso, per esempio, l’accettazione dell’esperienza, il contatto con il momento presente e l’azione impegnata partendo dai propri valori.

CIRCOLO DELLA SICUREZZA


Una persona che soffre di depressione spesso a causa dell’alterazione dell’umore tende a modificare anche il modo di relazionarsi con i diversi membri della sua famiglia. Lo studio DisUmore propone un protocollo specifico per aiutare la persona che soffre di depressione, che può essere la madre o il padre, a mantenere una relazione con il proprio figlio il più sana possibile, al fine di garantire al bambino di procedere il più serenamente possibile nel suo percorso evolutivo.

Il protocollo di trattamento consta di 8 incontri di gruppo o individuali, dove si osservano dei video, forniti dal circuito internazionale del circolo della sicurezza, che servono al terapeuta come stimolo per lavorare sulle emozioni e sui pensieri del genitore quando è coinvolto nella relazione con il proprio bambino/a.

L’assunto di base è che quando il bambino si trova in difficoltà richiede l’aiuto del genitore e allo stesso tempo il genitore prova delle particolari emozioni e comportamento che derivano dal modo in cui è stato esso stesso trattato nell’infanzia.

Il focus dell’intervento è individuare e rendere consapevole il genitore delle emozioni e dei pensieri che prova quando il proprio figlio è in difficoltà, poiche’ essi sono come delle lenti che offuscano e non permettono al genitore di vedere nel qui ed ora i reali bisogni emotivi del proprio figlio.


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Il modello del circolo della sicurezza, proposto da Cooper, Hoffman,Marvin,Powell nel 1998, è stato validato con dati empirici, e si è dimostrato efficace nel trattamento psicoterapeutico dei bambini di eta compresa tra 1 e 10 anni. L’obiettivo finale del modello è iniziare a vedere i bisogni emotivi del proprio figlio, con delle sedute madre/padre e bambino e in secondo luogo sostituire le reazioni disadattive dei genitori e del bambino con modalità di comportamento o skills più funzionali.

TERAPIA DI COPPIA


Una persona che soffre di depressione spesso a causa dell’alterazione dell’umore tende a modificare anche il modo di relazionarsi con i diversi membri della sua famiglia, specialmente con il proprio partner con cui si ha una relazione di intimità e di fiducia reciproca, e sul quale si ripongono numerose aspettative.

Lo studio DisUmore propone un protocollo specifico per aiutare la persona che soffre di depressione a vedere e comprendere le proprie modalità di relazione adattive e disadattive, con il proprio compagno/coniuge.

La terapia consiste generalmente in 12/15 sedute a intervallo quindicinale, essa richiede la collaborazione attiva del terapeuta con la coppia e la partecipazione e collaborazione attive della coppia nel percorso terapeutico.

L’intervento è soprattutto sui problemi del “qui ed ora”, ovvero quali sono e come si caratterizzano i momenti in cui la coppia perde la capacità di condividere le difficoltà e offrire sostegno emotivo al partner.


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Il focus è valutare e rendere consapevole quando i due partner nella relazione sentimentale riescono a percepire un senso di unicità, esclusività ed individualità. Il terapeuta mette in evidenza le esperienze di vita caratterizzate da reciprocità emotiva, ovvero la capacità di ciascun coniuge di condividere con l’altro non solo un esperienza di vita (positiva o negativa) ma anche l’impatto emotivo che essa suscita a livello individuale.

Secondo tale modello la perdita della reciprocità emotiva porta la relazione a diventare conflittuale, in quanto ciascun coniuge vive e narra la propria esperienza basandosi sui propri bisogni individuali senza piu’ tenere in considerazione gli altri modi possibili di vivere e narrare le esperienze di vita dell’altro. La terapia finisce quando la coppia riesce nuovamente a trovare un equilibrio tra esprimere i propri bisogni individuali e garantire una reciprocità al partner.

La terapia cognitiva di coppia nasce, in Italia, nei primi anni ‘90 ad opera della scuola Romana di Terapia Cognitiva postrazionalista. Ia terapia inizia con una breve ricostruzione della storia relazione di coppia, al fine di identificare gli specifici Temi di vita (ciò che ciascun soggetto ritiene e sente emotivamente come importante nella vita ) di ciascun partner, e come questi temi hanno dato origine ad un Tema comune di coppia.